Alessia Ciuchi

Cara Mamma, caro Papà, cara Amica, caro Amico,

prima di presentarmi vorrei menzionare che grande ispirazione ho tratto da una vera “SuperNanny”, Jo Frost. Lei è stata capace di mettere in parole quelli che spesso erano i miei pensieri ma che io stessa avevo difficoltà a districare.

In ciò che leggerai qui, non troverai nessuna tecnica che ferirà i bambini in alcun modo – fisico, psichico o emotivo. Quello che troverai è un po’ di buon senso applicato alle sfide quotidiane e ai problemi che la maggior parte dei genitori di bimbi sotto i cinque anni si trova ad affrontare durante la settimana. Non ho inventato io queste tecniche e credo che nessuno possa in tutta verità dire di averle inventate dal nulla.

In effetti quello che ho fatto è stato seguire il mio istinto, osservare genitori e bambini e vedere cosa funzionava e cosa no.

Non mi sono svegliata una mattina pensando di fare la tata. E’ semplicemente successo. Però, se mi fermo a riflettere, il mio primo lavoro da adolescente è stato occuparmi di un bambino di due anni. Così, non mi sorprende di essere finita a lavorare con i bambini.

Mi piace incontrare persone diverse e amo i bambini. I miei genitori potrebbero dirvi che da piccola ero una di poche parole – beh, per certi versi (e solo per certi versi!) credo di non essere cambiata poi tanto.

Da ragazzina ho fatto spesso la baby-sitter, poi ho cominciato a fare la tata part-time. Dopo 3 anni come tata part-time di una famiglia australiana, ho firmato il mio primo contratto come “nanny” (la vera e propria tata inglese) e governante.

Dopo diversi anni, l’esperienza maturata è tornata davvero utile. Sono stata una tata presso la stessa famiglia per brevi periodi di tempo, tata per lunghi periodi e anche tata per le emergenze. Ho abitato con le famiglie, sono andata in vacanza con loro ed ho anche traslocato con loro. Mi sono occupata di bambini dai pochi mesi ai 12 anni.

Molte persone che mi hanno incontrata hanno evidenziato il problema che io non fossi un genitore in prima persona. Questo è vero. Non sono neanche un pediatra, o uno psicologo infantile. Non ho alcuna preparazione accademica per fare quello che faccio. E questo mi mette più o meno nella stessa posizione di molti genitori senza che ci sia l’intenso attaccamento emotivo (eppure anche noi tate abbiamo dei sentimenti!).

La grande differenza è che io ho anni di esperienza nell’occuparmi di tanti tipi di bambini e non è la prima volta che vengo confrontata con questo tipo di sfide. Ho lavorato con bambini disabili, con bambini che stavano mettendo i denti ed altri che imparavano ad usare il vasino. Mi sono occupata di capricci e del primo giorno di scuola. Per tutto il tempo, ho osservato il comportamento, ho ascoltato altre persone parlare su temi relativi i bambini e, soprattutto, ho seguito il mio istinto.

Molto presto mi sono resa conto che fare la tata non vuol dire semplicemente occuparsi dei bambini per quel che riguarda i loro bisogno primari. In un certo modo, si diventa il ponte tra il bambino e i genitori. Essere tata ti mette nella posizione di osservare come funziona una famiglia. Osservare come tutto è collegato è una dinamica che mi affascina sempre. Se ti trovi in una posizione oggettiva è facile vederlo senza alcuna pressione sulle corde del cuore. Il problema è che, quando i genitori si trovano in difficoltà, sono troppo coinvolti emotivamente per riuscire a vedere il quadro completo della situazione.

Così, ora, mi piacerebbe aiutare i genitori a fare un passo indietro e ad osservare l’intera scena. Non credo che ci siano dei bambini “cattivi”. Penso che ogni bambino abbia il potenziale di comportarsi come ci si aspetta. Bambini felici, rilassati che hanno le loro caratteristiche individuali ma che sanno bene dove sono i limiti.

Tutto quello che ho visto e sperimentato mi convince del fatto che i bambini hanno bisogno di limiti. E, per mantenere questi limiti al loro posto, ci vuole disciplina. Disciplina non vuol dire punizioni dure. In effetti, una grande parte la gioca l’elogio. Significa però stabilire delle regole e supportarle con un controllo fermo ed equilibrato.

Molti genitori trovano difficile disciplinare i propri figli. Potrebbe darsi che temano che il piccolo non li ami più. Il risultato è che lasciano che i loro figli prendano il sopravvento mentre non sono ancora equipaggiati per farlo. E quando sei un bambino, avere il controllo è qualcosa che confonde e rende infelici.

Immagina cosa vuol dire trovarti in una situazione per la quale non sei stato preparato e non hai alcuna idea su quello che va fatto. Ecco, è proprio così che si sentono i bambini quando viene lasciato loro il controllo in una situazione che psicologicamente non sono in grado di affrontare.

Io sono stata cresciuta in modo sereno e amorevole. Sono stata benedetta da genitori che hanno incoraggiato il mio senso di auto-stima e che hanno sempre mantenuto la parola data. Mia mamma è stata un’ispirazione. Mi ha insegnato così tanto senza che neanche me ne accorgessi. Mio padre mi ha fatto sentire sicura – lui era sempre lì pronto ad occuparsi di me. Se ero preoccupata per qualcosa, ne parlavamo e mi rassicuravano che le cose si sarebbero sistemate. Allo stesso tempo, però, i miei genitori hanno insistito sull’importanza di ottenere sempre buoni risultati, sul rispetto e sulle buone maniere sia tra di noi che con gli altri. Eppure ho passato un’infanzia da vera bambina: mi sono sporcata e mi sono sempre divertita con gli altri bambini senza dovermi preoccupare del peso del mondo.

Fare i genitori oggi è cosa dura. La nostra società è cambiata. Quando ero bambina potevo giocare per ore fuori con i miei fratelli senza che i miei genitori fossero preoccupati. Dove abitavo, le chiavi di casa si lasciavano appese fuori dalla porta. Ora i genitori sono sempre agitati. Tutti i giorni sentiamo al telegiornale di quante situazioni pericolose circondino i bambini. E’ difficile sapere come comportarsi, eppure, sembra che fare il genitore sia diventato quasi competitivo. E’ difficile rilassarsi e confidare nel proprio istinto quando altri genitori ti ripetono continuamente quanto sono bravi e “avanti” i loro figli.

Nel passato, spesso c’erano i nonni o altri familiari che davano una mano e aiutavano con consigli e sostegno. Molti genitori oggi non credono di avere questo tipo di supporto. Se poi entrambi i genitori lavorano, allora il livello di stress è maggiore. E quando poi è un genitore single ad occuparsi dei figli, la cosa è ancora più difficile.

Più scopri, più conosci, più ascolti, più ti fidi di te stesso e trovi il tuo modo di fare le cose. Fidati. Come scegli di crescere i tuoi figli è la tua scelta – sta a te.

Crescere i tuoi figli sarà la cosa più importante che farai nella vita. Darai loro le fondamenta per la vita. E questo non deve per forza rappresentare una condanna. Fare il genitore dovrebbe essere una gioia.

Goditi i tuoi figli.