Un figlio aggressivo, cosa fare?

Scrive mamma Stella:

Mio figlio Christian di 13 mesi ha iniziato da qualche settimana ad assumere comportamenti aggressivi come mordere, dare sberle o tirare i capelli. Non va ancora all’asilo e raramente è in compagnia di altri bimbi ma sono comunque preoccupata perché vorrei che perdesse questi atteggiamenti prima di fare male ad altri piccoli, magari ai giardinetti o per strada. Sto provando a fargli capire con la calma e le parole che quello che fa non va bene e che deve smettere ma non sto ottenendo alcun risultato. Così quando raggiungo il mio limite della pazienza arrivo a castigarlo o a “rifiutarlo” per qualche minuto allontanandolo da me nel momento in ci mi fa male. Mi sento così inadeguata! C’è qualcosa che posso fare per farlo smettere senza essere così severa con lui?

La risposta dell’esperto:

Cara mamma,

quelle che mi descrivi sono tutte manifestazioni tipiche del secondo anno di vita, specchio dello sforzo che il bambino deve fare per affrontare le nuove sfide per prendere le decisioni, in quel particolare momento della sua esistenza in cui diventa consapevole di poter conquistare autonomia e indipendenza. Del resto anche un adulto sarebbe teso e inquieto nell’iniziare un lavoro a lui poco noto a cui non può rinunciare.

Io mi sforzo di far capire ai genitori queste cose ma comunque mi sento chiedere “Ma come dobbiamo comportarci?” domanda che in realtà sottintende “Cosa possiamo fare per modificare questo comportamento?”. E io rispondo “Cosa fareste in un giorno di pioggia? Cerchereste di andare contro le forze naturali per far smettere di piovere oppure prendereste l’ombrello e mettereste l’impermeabile?”. Questo per dire che un atteggiamento consapevole (non rassegnato) della naturale inevitabilità di queste manifestazioni sicuramente aiuta ad affrontare nel modo più adeguato il comportamento del bambino. Inoltre, è sempre in questo periodo di vita che si fa strada anche il concetto di spazio che diventa più prezioso perché a rischio di venire limitato. Ogni vicinanza di un altro essere mette in pericolo lo spazio personale diventando un potenziale ostacolo all’indipendenza. Se il bambino si avvicina agli estranei mentre è in braccio ai genitori li guarderà senza timore, ne sarà incuriosito, sorriderà addirittura e riuscirà ad accettarli. Se invece viene messo a terra, anche una persona quasi familiare diventa potenzialmente minacciosa ed un individuo da cui difendersi. Se l’estraneo è un bimbo piccolo, ecco comparire i morsi, gli schiaffi, i graffi.